Koulibaly: «Napoli, vinco due volte»

Il difensore senegalese: «Subito lo scudetto con il Napoli ma è arrivato il momento di sconfiggere qualsiasi forma di razzismo. Non possiamo più aspettare, lo diceva Luther King. Maradona? Il più grande di tutti dice quelle belle cose di me, significa che sono davvero sulla strada giusta»

corrieredellosport.it
09/13/2019 09:54
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NAPOLI - Oltre mezzo secolo fa, Martin Luther King scrisse: «Perché non possiamo più aspettare»

«E purtroppo quella esortazione è ancora terribilmente attuale, anche nel calcio, in quello italiano. Io sono cresciuto leggendo Martin Luther King e Malcolm X, prendendoli come modelli, istruttori ed educatori, simboli di una sfi da che va vissuta insieme e, nel nostro caso, soprattutto attraverso le leggi. Il razzismo negli stadi va sconfitto ma per riuscirci, ancor prima che leggi dello Sport, serviranno quelle dello Stato, deterrenti che aiutino a frenare queste insane abitudini: si faccia come in Inghilterra, si proceda con le espulsioni, anche a vita se necessario, altrimenti rischieremo di essere prigionieri di minoranze che potrebbero moltiplicarsi».


A Roma e a Milano le è successo d’essere vittima di cori offensivi...

«E se la ferita dell’Olimpico si rimarginò quasi in fretta, perché ritenni che quel giorno fossimo in presenza di un caso, a San Siro rimasi stupito: perché Milano è città più cosmopolita, nell’immaginario la più europea delle metropoli italiane. Non riuscii a capire, in ognuno dei due casi, perché mai ci fosse quell’atteggiamento nei miei confronti. Come non riesco a farmene una ragione quando capita ad altri».


E’ razzismo anche dare dello zingaro a Mihajlovic, insultare Insigne, invocare il Vesuvio.

«E ne sono pienamente convinto, perché la discriminazione non riguarda solo il colore della pelle. A me fanno il verso della scimmia, a Mihajlovic - al quale dedico un pensiero personale - l’offesa riguarda le sue origini. Ed è grave, insopportabile. Ho provato, a volte, con Insigne, a tranquillizzarlo: dài, passa. E invece ho sbagliato: passerà se ci opporremo, se ci saranno interventi seri. Offendere Lorenzo, che è un patrimonio del calcio e non solo un nostro giocatore, che è uno dei talenti della Nazionale, significa voler offendere l’Italia stessa, avercela con il tuo vicino, con chi ti appartiene».


«Viva viva ‘o Senegal», cantava Pino Daniele trent’anni fa.

«Napoli non ti tollera, ti ama. Ne ho avuto testimonianza e ripetutamente, non solo nei momenti felici che ti regala il calcio ma anche nella quotidianità. Una delle giornate dure, quella dopo l’autorete con la Juventus, me l’ha addolcita la gente».


A proposito, si è ripreso?

«Molto in fretta».


La Juventus è anche altro: il gol dell’1-0 del 22 aprile.

«Ho sentito vibrare Napoli in ogni angolo del Mondo».


Maradona ha la sua maglietta...

«Puah...Ma ci pensa, il più grande di tutti che dice quelle cose di me? Vuol dire, allora, che sono sulla buona strada, anche se il percorso è lungo. E sapere che abbia la 26 è orgoglio».


Perdoni la banalità: chi vincerà lo scudetto?

«Il Napoli. E lo scriva. Noi ci crediamo, la sconfi tta di Torino non lascia tracce. E poi il campionato è appena cominciato». 

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