NAPOLI - C’era una volta Duvan, come anni fa lo battezzò De Laurentiis per distinguerlo sulle maglie dal cugino milanista Cristian, e poi c’è Zapata. Duvan Zapata, come oggi lo chiaman tutti quelli che ne commentano le ottime prestazioni e i gol. Venticinque, per la precisione: il simbolo della maturità di un giocatore che nell’estate 2017 scelse di andare via defi nitivamente per giocare con continuità e che domani ritornerà al San Paolo più maturo, più completo e anche piuttosto soddisfatto. Per un motivo ben preciso: il Napoli, come tante volte è accaduto nelle strane storie del calcio, ha rimesso gli occhi su di lui. Proprio così: tanto da inserirlo nel novero dei giocatori valutati per il futuro. A sorpresa, però con criterio: non è davvero un caso, insomma, che da un po' un osservatore del Napoli segua sistematicamente le partite dell’Atalanta e del suo centravanti. Ex di lusso.
DIMENTICATO E RIPESCATO - E allora, il ritorno del panterone colombiano: uno slogan che a questo punto, per come si sono messe le cose, è davvero tutto un programma. O quantomeno un codice da decifrare: perché l’idea di valutare il riacquisto di un giocatore ceduto a più riprese sin dalla fi ne della stagione 2014-2015, prima all’Udinese in prestito biennale e poi alla Samp defi nitivamente, suona piuttosto singolare a distanza di quasi quattro anni. Senza contare tutto quello che è successo in questo tempo trascorso da separati. Del tipo: Zapata arriva alla Samp e dichiara di essere stato “emarginato a Napoli”. Oppure: una volta a Dimaro, in occasione dell’ultimo ritiro con Sarri e in piena trattativa con il Torino, gli azzurri scendono in campo per l’allenamento e Duvan non si trova. Sarà partito per andare a fi rmare con i granata, pensarono tutti. Macché: non rientrando nei piani del tecnico con la tuta, al momento della conta in albergo sfuggirono sia la sua assenza sia il particolare che fosse ancora in camera. Singola.