Napoli, è il peggior avvio dell’era De Laurentiis: dopo vent’anni un ciclo è arrivato alla fine?

Quindici punti in undici giornate e il peggior avvio dell’era De Laurentiis in Serie A. Il Napoli di Allegri è in crisi: semplice stagione negativa o fine di un ciclo durato vent’anni?
domenica 8 novembre 2026
10maggio87.it

NAPOLI - Quindici punti dopo undici giornate. Quattro vittorie, tre pareggi e quattro sconfitte. Diciotto gol realizzati, quattordici subiti e un decimo posto che fotografa meglio di qualsiasi analisi il momento del Napoli di Massimiliano Allegri.

Il pareggio interno contro la Lazio non basta a cambiare il quadro. Gli azzurri vanno sotto con Frattesi, trovano l’1-1 nella ripresa grazie all’autorete di Pedraza e provano anche a vincerla, sprecando con De Bruyne una grande occasione per il sorpasso. Alla fine arriva però un altro punto che serve poco alla classifica: la Lazio capolista sale a quota 29, il Napoli resta a metà graduatoria con appena 15 punti.

Un dato pesantissimo soprattutto se confrontato con la storia recente del club. Nella Serie A a venti squadre dell’era De Laurentiis, nessun Napoli aveva raccolto meno punti dopo undici giornate. Allegri eguaglia il precedente minimo della stagione 2007-08, quando il Napoli di Edy Reja, appena tornato in Serie A, aveva conquistato gli stessi 15 punti. Ma il confronto, per certi versi, rende il dato attuale ancora più difficile da digerire.

Quello del 2007 era il Napoli della ricostruzione, una squadra neopromossa che stava cercando di ritagliarsi nuovamente uno spazio nel grande calcio italiano. Quello del 2026 arriva invece dopo due Scudetti, anni di partecipazioni europee, investimenti importanti e una crescita che aveva portato il club stabilmente nell’élite del calcio italiano.

Da Spalletti a Sarri, passando per Benitez, Ancelotti, Gattuso, Mazzarri e Conte, tutti avevano fatto meglio a questo punto della stagione. Il Napoli dello Scudetto 2022-23 aveva 29 punti dopo undici giornate, quello di Spalletti dell’anno precedente addirittura 31. Anche il Napoli di Conte campione d’Italia aveva già raccolto 25 punti. Allegri è fermo a 15.

Il problema sarebbe persino più semplice da affrontare se riguardasse soltanto i punti. Il Napoli appare invece una squadra ancora alla ricerca di un’identità. Alterna buoni momenti ad altri di inspiegabile passività, concede troppo e soprattutto non riesce a dare continuità alle proprie prestazioni. Il 4-1 incassato a Porto ha ulteriormente aggravato una situazione già delicata: nelle prime quattordici partite ufficiali della stagione il Napoli ha subito 24 reti, il dato peggiore mai registrato da una squadra allenata da Allegri nello stesso numero di gare. Un paradosso per un tecnico che ha costruito gran parte della propria carriera proprio sulla solidità, sulla gestione dei momenti della partita e sulla capacità di ottenere risultati anche nelle giornate meno brillanti. A Napoli, almeno fino a questo momento, sta accadendo esattamente il contrario.

Ed è probabilmente questo l'aspetto che deve preoccupare maggiormente. Negli ultimi anni Napoli ha vissuto qualcosa che per decenni era sembrato quasi irraggiungibile. Lo Scudetto del 2023 ha interrotto un'attesa durata 33 anni. Quello del 2025 ha dimostrato che non si era trattato soltanto dell'irripetibile congiunzione astrale della squadra di Spalletti. Due titoli in tre anni avevano trasformato definitivamente la dimensione del club. Per questo il decimo posto attuale non può essere considerato una normale stagione di transizione. Il Napoli non è più la neopromossa del 2007. Non può ragionare come una squadra che deve semplicemente consolidare la categoria. Rosa, fatturato, ambizioni e storia recente impongono altri parametri. E soprattutto rendono inevitabile una domanda che va oltre Allegri.

Aurelio De Laurentiis ha preso il Napoli dalle macerie del fallimento e lo ha riportato dalla Serie C alla Champions League, fino a vincere due Scudetti. È una storia che, comunque la si giudichi, ha cambiato profondamente il destino del club. Ma ogni ciclo prima o poi deve sapersi rinnovare. Il rischio è che quello che stiamo vedendo non sia soltanto il fallimento iniziale di un nuovo allenatore, ma il segnale di un modello arrivato al limite. Negli ultimi anni il Napoli ha alternato intuizioni straordinarie a cambiamenti radicali, rivoluzioni tecniche e ricostruzioni continue. Ha saputo ripartire più volte, persino dopo stagioni disastrose, tornando immediatamente a vincere. Questa volta, però, la sensazione è diversa, non perché 15 punti dopo undici giornate possano cancellare vent'anni di storia. E nemmeno perché una stagione iniziata male sia necessariamente compromessa a novembre, ma perché per la prima volta il Napoli sembra trovarsi davanti a una scelta più profonda: limitarsi ancora una volta a cambiare allenatore e giocatori, oppure chiedersi se sia arrivato il momento di ripensare struttura, programmazione e ambizioni del club.

Allegri oggi rappresenta inevitabilmente il volto della crisi. I numeri sono impietosi e la classifica non concede interpretazioni. Ma sarebbe troppo semplice pensare che tutto inizi e finisca con l'allenatore. Dopo undici giornate il Napoli ha 15 punti ed è decimo. La Lazio, prima, ne ha 29. Quattordici punti di distanza dopo appena undici partite.

Per una società che negli ultimi anni aveva imparato a guardare tutti dall'alto, è forse questo il dato più difficile da accettare. Il Napoli di De Laurentiis ha già dimostrato più volte di saper rinascere. La domanda, adesso, è se siamo davanti all’ennesima ricostruzione o alla conclusione definitiva del ciclo che ha caratterizzato gli ultimi vent’anni di storia azzurra.

Aurelio DE LAURENTIIS

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Massimiliano ALLEGRI

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