Gabbiadini vola a Londra per le visite mediche con il Southampton

Napoli saluta Gabbiadini: due anni di amore con tante ombre

10maggio87.it
01/31/2017 10:57
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LONDRA - Da gennaio del 2015 a gennaio del 2017. È durata due anni precisi la storia d’amore tra Manolo Gabbiadini e il Napoli, una storia tormentata e vissuta con la valigia sull’uscio. Dalla gioia degli inizi all’espressione da puntero triste, finendo prima nel cono d’ombra del cannibale Higuain, poi dietro Milik e ancora, dopo l’infortunio al polacco, accantonato per l’esplosione del tridente leggero e infine per l’ingaggio di Pavoletti. Con l’impressione di non avere giocato fino in fondo le proprie fiches sul tavolo azzurro. 


BILANCIO - Il bilancio è di 79 presenze tra Europa, campionato e Coppa Italia con 25 gol. Ci sono stati, come in ogni avventura, momenti esaltanti: curiosamente, si sono concentrati nel momento dell’innamoramento e in quello dell’addio. Nel 2015, con Benitez in panchina, alla terza partita con il Napoli Manolo era già andato in rete. E lo fece per tre volte di fila, contribuendo ad altrettante vittorie contro Chievo, Udinese e Palermo. Un idillio totale, i dubbi sul suo ruolo - rimasti irrisolti - non si erano ancora affacciati. Per arrivare a un’altra striscia così positiva bisognerà però arrivare alle ultime battute della storia, cioè le ultime tre partite con la maglia del Napoli: tre reti di fila, in campionato con Fiorentina e Samp, in Coppa Italia con lo Spezia. A Firenze gioca i sette minuti finali e segna con sangue freddo invidiabile il rigore del pari definitivo, contro i blucerchiati di Giampaolo dà l’avvio alla rimonta della squadra di Sarri. Ma intanto è arrivato Pavoletti e soprattutto è esploso il tridente con Mertens centravanti. Una scelta obbligata, figlia dell’ingenuità di Manolo a Crotone: espulso, le due giornate di squalifica costrinsero Sarri a creare l’alternativa in avanti.


Due anni passati a smentire quelle che sembravano certezze, proprio come sa fare a volte il Napoli. «Non è una vera prima punta» dicono di lui, ma gioca da centravanti e firma i tre gol subito prima dei saluti. «Non ha carattere» ma senza paura infila a Firenze il gol decisivo dal dischetto, nonostante sia in partenza. Comincia titolare una partita ma delude e non gioca mai dall’inizio la partita successiva. Un diagramma arduo da decifrare. L’affetto con la città - qui è nato il primogenito Tommaso - non viene mai scalfito dalle occasioni mancate. La prima stagione finisce comunque in doppia cifra, con undici reti. La seconda è quella dell’esordio di Sarri in panchina: il tecnico lo elogia in pubblico ma il feeling non scatta mai. Nove i gol a fine stagione, dei quali quattro in Europa League, tutti al Midtjylland, la squadra danese dall’impronunciabile nome. Quest’anno Manolo passa in pochi giorni dalla lista di sbarco all’esordio da titolare a Pescara. Ma già nel successivo match con il Milan scivola in panchina. Ora i saluti, con qualche rimpianto e tanti auguri dei tifosi sui social, di fare bene altrove e mostrare finalmente le sue qualità. L’omaggio affettuoso a un bravo ragazzo che ha dato tutto per la maglia, per una cessione - questa sì - che non è vissuta come un tradimento. 

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